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LA CELLULITE

I PARTE: Introduzione

Da millenni ed ancor di più in epoca moderna, la donna, anche se con cambiamenti nei gusti e nelle mode, ha prestato la massima attenzione alla cura del proprio corpo. In epoche passate, l’essere abbondante era spesso sinonimo di benessere tant’è vero che l’immagine femminile, nell’iconografia classica, era ricca di forme e rotondità. Le parti del corpo maggiormente accentuate erano il seno, il ventre ed i fianchi. Nel corso dei secoli, l’ ideale della donna formosa non si è esaurito, si è rinvigorito soprattutto dal 500 in poi fino ad arrivare ai giorni nostri ove la donna deve possedere le giuste forme, deve essere molto curata e priva di qualsiasi inestetismo. La donna moderna cerca, con ogni mezzo, di contrastare l’evoluzione di quello che oggi rappresenta un’ inestetismo che sempre più spesso diventa una patologia da non sottovalutare, ovvero la cellulite. Il termine cellulite è stato coniato a Parigi, in Francia, agli inizi del Novecento (1922) da Alquier e Pavot. Il termine scientifico di questa affezione, proposto da Binazzi nel 1974, è Pannicolopatia edemato-fibrosclerotica (PEFS).

La PEFS è un’ affezione micro-vasculo-connettivale ad evoluzione sclerotica. Si discute spesso se la cellulite sia una vera e propria patologia o   piuttosto un semplice “inestetismo”. A tal riguardo vanno chiariti alcuni aspetti essenziali:

  • il termine cellulite è improprio: in medicina indica una infiammazione acuta del pannicolo adiposo sottocutaneo, mentre nel linguaggio corrente indica ogni e qualunque accumulo antiestetico di “grasso” nella metà inferiore del corpo femminile, specie sulle cosce. Anche il medico, per farsi comprendere dal paziente, utilizza il termine cellulite per indicare la PEFS;
  • in misura più o meno rilevante tale alterazione interessa la stragrande maggioranza del sesso femminile.
Mediante esami istologici effettuati, infatti, è stato dimostrato che  l’organizzazione dei setti fibrosi sottocutanei è diversa tra maschi e femmine, dando così spiegazione della notevole differenza di frequenza con cui la cellulite compare nei due sessi. Nel tessuto sottocutaneo maschile, i setti fibrosi sono organizzati obliquamente a “nido d’ ape”, e creano una struttura  che consente l’ espansione del “grasso” senza che questo sporga verso la superficie cutanea. Nelle donne, i setti sono disposti verticalmente, in modo che il tessuto adiposo possa facilmente spingere sul derma causandovi sporgenze ed avvallamenti. Il processo cellulitico predilige il sesso femminile, soprattutto per la diversità della situazione ormonale della donna a creare particolari condizioni di recettività . Poste queste

premesse rimane comunque evidente  come alterazioni così complesse, quelle che consentono l’ instaurarsi  della cellulite, possono sì giovarsi del trattamento cosmetico ma certamente necessitano per la loro completa risoluzione di una strategia di interventi medico – chirurgici.