In Europa, la valutazione del fattore di protezione solare (SPF – Sun Protection Factor) dei prodotti solari segue protocolli standardizzati definiti dal Comitato Europeo di Normalizzazione (CEN). Questi test sono fondamentali per garantire l’efficacia dei prodotti e la sicurezza dei consumatori. L’SPF è un valore numerico presente sull’etichetta di tutti i prodotti per la protezione solare ed indica il grado di protezione che un prodotto cosmetico può garantire nei confronti della radiazione ultravioletta di tipo B (UVB).
Il metodo principale attualmente utilizzato in Europa è il test in vivo secondo la norma UNI EN ISO 24444:2020, che prevede:
- Reclutamento di 10-20 volontari umani con pelle chiara (fototipi I-III);
- Applicazione di 2 mg/cm² di prodotto solare su piccole aree della schiena;
- Esposizione a dosi crescenti di radiazione UV artificiale;
- Valutazione dell’eritema (arrossamento cutaneo) dopo 16-24 ore;
- Confronto tra aree protette e non protette per calcolare l’SPF.
Come noto, L’SPF viene calcolato come il rapporto tra la dose minima di radiazione UV necessaria per causare eritema sulla pelle protetta e quella necessaria sulla pelle non protetta.
Recentemente sono stati approvati nuovi metodi standard per la valutazione dell’efficacia protettiva. Entrambi mirano a fornire risultati più affidabili e rapidi rispetto ai metodi precedenti:
- ISO 23675: noto anche come In Vitro ‘Double Plate’ Method, è un metodo standard completamente in vitro. Si tratta di un protocollo applicabile a prodotti in forma di emulsione o formulazioni alcoliche monofase per la determinazione di un SPF, ma non consente di valutare le proprietà di resistenza all’acqua.
- ISO 23698: noto anche come Hybrid Diffuse Reflectance Spectrology (HDRS), consente di determinare il valore dell’SPF, il fattore di protezione UVA e della lunghezza d’onda critica combinando metodi in vivo (senza provocare eritemi) e in vitro. È applicabile a tutte le formulazioni in emulsione o monofase contenenti ingredienti in grado di assorbire, riflettere o disperdere i raggi UV. Non è stato testato per i prodotti in polvere.
Entrambe queste metodologie, pur presentando differenze sostanziali, condividono alcuni elementi fondamentali: richiedono l’analisi dello spettro di assorbanza tramite tecniche in vitro, si basano su algoritmi matematici sofisticati e non necessitano di osservare reazioni biologiche dirette.
Va sottolineato che, contrariamente al protocollo standard attualmente in vigore per la misurazione dell’SPF, questi approcci innovativi non hanno ancora completato il processo di validazione per l’intera gamma di formulazioni solari esistenti sul mercato. Un’altra limitazione significativa riguarda l’impossibilità di valutare la capacità dei prodotti di mantenere l’efficacia protettiva in condizioni di “bagnatura”, un aspetto che verrà integrato nei protocolli in una fase successiva dello sviluppo normativo.
Questi nuovi standard rappresentano attualmente innovazioni metodologiche la cui applicazione concreta si realizzerà nei prossimi anni, mentre la determinazione dell’SPF secondo lo standard UNI EN ISO 24444:2020 continua a rappresentare il riferimento per i laboratori di analisi che operano in ambienti certificati.
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀Redazione AIDECO
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀In collaborazione con la Dr.ssa B. Basso, cosmetologa