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OCCHIO ALL’ETICHETTA!

Il cosmetico e la sua importanza nella nostra vita

Già da decenni il prodotto cosmetico non rappresenta più soltanto una banale miscela di sostanze dai nomi impronunciabili, ma è un preparato di qualità e frutto di profondo rigore tecnico-scientifico.

Da diversi anni, inoltre, il Regolamento cosmetico emanato dall’Unione Europea (1223/2009), a carattere normativo e coattivo per tutto il settore, riassume in sé quaranta anni di storia di ricerca, validazione, scientificità e riconoscendo finalmente il lungo lavoro svolto da tutti gli operatori di ambito disciplinare.

Comprendere un cosmetico non è più difficile o impossibile. Attraverso le indicazioni di legge e la comunicazione commerciale delle aziende produttrici, è di fatto più agevole conoscere e valutare non tanto e non solo la sua natura formulativa, ma soprattutto quella funzionale e di attività (qual è il suo scopo ed i suoi obiettivi quando applicato sulla cute) o, meglio ancora, la sua “identità” complessiva.

Il Regolamento cosmetico fornisce anzitutto la definizione del prodotto cosmetico come “una sostanza o una preparazione destinata ad essere messa a contatto con le diverse parti che compongono la superficie del nostro corpo - epidermide, sistema pilifero, unghie, labbra e organi genitali esterni – o con i denti e le mucose della cavità orale”, da cui ne deriva che il prodotto cosmetico non può e non deve avere finalità terapeutiche e non può vantare alcuna attività medica e/o farmacologica. Non sono cosmetici, ad es., tutti quei prodotti con sito di applicazione diverso da quelli citati nel Regolamento e non rientrano dunque in questa categoria i prodotti iniettati sottocute, come i filler e i tatuaggi, o tutti quei prodotti la cui applicazione avviene all’interno dell’organismo, come le lavande vaginali e gli spray nebulizzatori per il naso.

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BIOLOGICO E NATURALE

 

Negli ultimi anni si è assistito alla proliferazione di prodotti cosmetici etichettati come biologici e naturali, intendendo con ciò, secondo un’accezione molto diffusa benché impropria, prodotti “privi di ingredienti chimici, considerati più sicuri per la salute e per l’ambiente”.

In Italia sono approdati sul mercato in tempi piuttosto recenti, ma il loro boom è stato tale da far proiettare il nostro Paese al 4° posto in Europa per consumo di prodotti cosmetici cosiddetti bio.

Ma esattamente chi può dire se un prodotto è veramente biologico e/o naturale? Chi controlla che il processo di coltivazione degli ingredienti, di produzione del cosmetico e di distribuzione siano effettivamente rispondenti ad uno standard che ne certifichi il carattere di biologico o naturale?

La questione non è di poco conto, se si considera che ad oggi non esiste ancora per i cosmetici biologici una normativa di riferimento europea, come è invece per il cosmetico tradizionale, la cui filiera di produzione è inquadrata dal punto di vista legislativo dal Regolamento Europeo, è controllata costantemente dalle Commissioni Scientifiche dell’UE, che aggiornano continuamente l’elenco delle sostanze ammesse all’uso cosmetico, e, infine, è sottoposta a verifiche sul territorio dagli organismi nazionali, che controllano che le aziende si attengano alle procedure stabilite dall’Unione.

Come è noto, in Italia l’organismo preposto al controllo del rispetto delle leggi vigenti è il Ministero della Salute per quanto concerne la sicurezza dei cosmetici, mentre altre istituzioni, come l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), al cui sito rimandiamo per approfondimenti e notizie, si occupano di controllare la regolarità della commercializzazione e della veridicità dei messaggi pubblicitari dei prodotti cosmetici.

Nessuno riesce però ad intervenire efficacemente in un tale vuoto normativo, come è quello che riguarda i prodotti biologici. Nell’attesa che l’UE legiferi in materia, le aziende produttrici di prodotti biologico/naturali si attengono comunque ad alcuni standard, messi a punto nel corso del tempo da vari enti certificatori.

Sono nati così i due principali standard di riferimento in Europa: NATRUE (International Natural and Organic Cosmetics Association, appoggiato da CCPB, Bio.Inspecta, EcoControl) e COSMOS (Cosmetics Organic Standard, appoggiato dai seguenti enti certificatori; Ecocert, Cosmebio, Bdih, Soil Association, Bioforum e Icea).

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LA COMUNICAZIONE COMMERCIALE DEI PRODOTTI COSMETICI:

vademecum

UN VADEMECUM PER I CONSUMATORI 

Riportiamo per intero un utile e sempre attuale promemoria che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha pubblicato nel 2012, ma che costituisce ancora un ottimo strumento informativo ed interpretativo di come deve essere considerato il cosiddetto CLAIM commerciale. Per definizione il claim è la principale promessa fatta ai consumatori/clienti nel corso di una campagna pubblicitaria o di un accordo commerciale. Il termine indica anche il testo centrale di una pubblicità e/o la definizione di un prodotto e delle sue caratteristiche riportata sulle confezioni in commercio (ad esempio lo yogurt “ricco di fibre” o il dentifricio che “combatte la carie”). Si tratta di affermazioni a scopo pubblicitario che però, per essere autorizzate, devono rispondere a determinati parametri e certificazioni (in special modo se riferite a specifiche indicazioni di salute).

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IMPARIAMO AD USARE BENE I PRODOTTI COSMETICI

saponeOgni giorno facciamo largo uso di prodotti cosmetici: anche questi, come tutti i prodotti destinati alla nostra salute e al nostro benessere, devono essere utilizzati al meglio, in modo da evitare anche il più piccolo degli effetti indesiderati,conseguenti al cattivo uso di un prodotto.

Un prodotto cosmetico è…

Una sostanza o una preparazione destinata ad essere messa a contatto con le diverse parti che compongono la superficie del nostro corpo - epidermide, sistema pilifero, unghie, labbra e organi genitali esterni – o con i denti e le mucose della cavità orale.

Il suo obiettivo:

pulire, profumare, migliorare l’aspetto, proteggere, mantenere in buono stato o correggere gli odori.

Come facciamo ad utilizzare bene un prodotto cosmetico?

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DEPILAZIONE, EPILAZIONE… TEMPORANEA O PERMANENTE?

Le metodiche tradizionali di rimozione dei peli superflui (rasatura, cera, creme depilatorie, ecc.) sono state, nel corso degli ultimi anni, perfezionate o in qualche caso soppiantate dalle nuove tecnologie.

Proviamo ad analizzare le tecniche attualmente in voga, la loro efficacia e l’effettivo rapporto fra i rischi per la salute ed i benefici estetici.
Occorre anzitutto fare una premessa di carattere terminologico: nell’accezione comune si definisce con il termine depilazione qualsiasi metodo che miri a rimuovere i peli superflui, mentre più precisamente occorre distinguere tra:

DEPILAZIONE, intesa come rimozione dei peli “alla superficie” ottenuta con mezzi meccanici (come la rasatura, i dischetti abrasivi, etc.) o chimici (come la crema depilatoria).

EPILAZIONE, cioè l'allontanamento di tutto il pelo, bulbo compreso, che può essere ottenuto attraverso due distinte modalità, la prima di carattere transitorio - il pelo ricresce dopo circa 20 giorni- , la seconda permanente o progressivamente permanente: nel primo caso parliamo di epilazione mediante estrazione/strappo (cere, pinze o epilatori meccanici), nel secondo caso di vera e propria distruzione progressiva del follicolo pilifero, per mezzo di apparecchiature e tecniche diverse le più diffuse delle quali sono l’elettrocoagulazione e l’epilazione per mezzo di laser o mediante luce pulsata.

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TRICLOSAN: COSA NE SAPPIAMO?

Triclosan è una sostanza, in uso da più di 40 anni, che troviamo nella composizione chimica di numerosi prodotti di consumo, in primo luogo cosmetici e detergenti, ma anche medicinali, indumenti, utensili da cucina, giocattoli, mobili, ecc., il cui compito è di ridurre o prevenire la contaminazione da batteri. Si tratta dunque di un disinfettante, conservante ed antisettico di larghissimo utilizzo, il cui effetto nocivo sulla salute non è noto, ma che merita al tempo stesso di essere tenuto sotto controllo, per il rischio connesso che possa, a lungo andare, favorire la proliferazione di batteri resistenti a biocidi ed antibiotici.

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