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LA CUTE SENSIBILE 

DERMOFOCUS Set Ott Nov

Con il termine cute fragile o sensibile si intende un complesso di sintomi oggettivi e soggettivi non ancora interamente identificati e standardizzati. La definizione di cute sensibile più appropriata è stata pubblicata recentemente ed è stata definita come una "sindrome caratterizzata dalla presenza di sensazioni spiacevoli (pizzicore, bruciore, prurito, etc.) in presenza di stimoli che normalmente non dovrebbero indurre queste risposte". Queste sensazioni non sono sttribuibili a nessuna patologia cutanea in atto. La pelle può apparire normale o lievemente eritematosa. La cute sensibile può interessare tutte le parti del corpo ma in particolare il volto (1).

Numerosi lavori in letteratura hanno cercato di caratterizzare gli aspetti patofisiologici e biofisici della cute sensibile. Fino a qualche anno fa era associata a fotosensibilità e/o reazioni da contatto particolarmente in soggetti che avevano fatto uso di cosmetici. Per questo motivo era anche chiamata "status cosmetico" o "irritazione chemosensoriale". In effetti, il primo lavoro che parla di pelle sensibile è stato pubblicato da Kligman e Frosh negli anni '70 e descriveva l'aumentata fotoreattività di soggetti di fototipo chiaro e la iperreattività all'acido lattico applicato localmente sviluppando così lo "stinging test" (2).

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PRURIGO CRONICA: UN NUOVO NOME PER UNA “VECCHIA” CONOSCENZA


dermofocusIl termine “prurigo” viene utilizzato in Dermatologia da più di duecento anni ad indicare una condizione clinica caratterizzata da prurito cronico e lesioni a tipo papula, nodulo o placca con distribuzione corporea simmetrica. Nel corso della storia sono stati aggiunte svariati attribut i a questa condizione pruriginosa, generando numerosi termini (prurigo nodulare di Hyde, prurigo di Besnier, prurigo pigmentosa etc.) e una certa confusione terminologica.

Il tipico paziente affetto da “prurigo nodulare”, così come viene identificato nella pratica clinica quotidiana, si presenta con numerose lesioni nodulari escoriate, a distribuzione simmetrica, con estensione localizzata o generalizzata, ma sempre associate a prurito e grattamento cronico. In genere si tratta di pazienti di età adulta, che lamentano una sintomatologia pruriginosa intensa, disturbi del sonno e sintomi di ansia/depressione. È considerata tra le condizioni dermatologiche con il prurito più intenso e invalidante, tale da determinare un considerevole impatto sulla qualità di vita del paziente.

Un recente consensus europea, nel contesto della EADV (European Academy of Dermatology and Venereology), ha cercato di ridefinire questo problema e proporre un nuovo termine, quello di “prurigo cronica”, con il fine di semplificare l’inquadramento nosologico di questa condizione.

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EVIDENZE SUI CAMBIAMENTI STAGIONALI DELLA PELLE: UNO STUDIO SU FILAGGRINA E TEXTURE DELLA SUPERFICIE CORNEA

Sembra ormai accreditato che lo stato di benessere della pelle sia soggetto alla ciclicità delle stagioni. Anche se alcune di queste risultano più favorevoli ed altre meno al normale metabolismo della pelle, in realtà la questione è più complessa. Se non altro perché, a causa del cambiamento climatico, non è più così scontato dividere la popolazione per territorio e relativi fattori ambientali. L’altro elemento con cui ci si dovrà confrontare in modo sistematico è inoltre l’inquinamento atmosferico che non poco influisce (e sempre più minaccerà) la fisiologia cutanea.

È noto quanto le diverse stagioni devono essere approcciate dalla pelle in modo diverso, basti ricordare la protezione a barriera dai geli invernali e l’obbligo di protezione solare in estate. Ma non tutto si esaurisce così. Nei territori a clima temperato (Europa compresa) durante i mesi invernali l’epidermide è sottoposta a maggiori sollecitazioni e può soffrire di più: film idrolipidico e barriera protettiva devono essere supportati nel mettere in atto il loro meccanismo di difesa nei confronti delle rigide temperature; in primavera l’inizio di una maggiore esposizione all’ambiente esterno (attività in outdoor) determina i primi danni da UV ed espone maggiormente al contatto con potenziali allergeni; l’estate è la stagione dello stress cutaneo da fattori esterni (eritema da UV, irritazione da salsedine, cloro); l’autunno è il periodo della “riparazione” e della prevenzione del freddo che arriverà.

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TELOGEN EFFLUVIUM STAGIONALE: I DIVERSI FATTORI CHE PROVOCANO LA CADUTA DEI CAPELLI NEL BREVE PERIODO

Per “Telogen Effluvium” si intende una caduta massiva di capelli per un periodo limitato di tempo. Pur essendo un fenomeno che genera in chi lo vive una grande ansia e timore di una incipiente calvizie, si tratta di un fenomeno piuttosto diffuso e per lo più autolimitato e reversibile: può essere associato a momenti di stress psico-fisico, a squilibri ormonali, come nel post-parto ad esempio, e specialmente durante l'allattamento.

Fattori di perturbazione dell'equilibrio del capello possono essere estrinseci come sostanze chimiche contenute in alcuni prodotti cosmetici (ad esempio una reazione abnorme alle tinture), o fattori esogeni come un’eccessiva esposizione ai raggi solari durante l'estate, che poi può generare una caduta superiore alla media in autunno.

La normale caduta dei capelli è un fenomeno fisiologico che riguarda tutti gli individui, con una media di caduta di circa 50/70 capelli al giorno o più. È la fase finale del ciclo del capello: normalmente il capello cade quando il follicolo ne ha già prodotto uno nuovo pronto a sostituirlo. Le diverse fasi della vita del capello sono state studiate approfonditamente e negli ultimi anni sono state ricodificate: così, accanto alle tradizionali fasi dette anagen, catagen e telogen, rispettivamente fase di crescita, di involuzione e di caduta del capello che si susseguono ciclicamente lungo un arco variabile di tempo, si sono aggiunte nuove fasi nella cinetica follicolare.

Nell'ambito del telogen effluvium particolare importanza assume il momento in cui il capello si disancora all'interno del follicolo, ma resta in sede. Questo è il momento della mitosi cellulare della matrice del capello.

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EFFETTI INDESIDERABILI DEI COSMETICI: IL PUNTO DI VISTA DERMATOLOGICO

effetti_indesiderati_e_cosmetici.jpgOggi la prescrizione cosmetologica è entrata nella routine quotidiana del dermatologo che si avvale di questi prodotti per diversi scopi. Il primo di questi, per il dermatologo, è rappresentato dal completamento dell’azione terapeutica che egli intende raggiungere con i prodotti medicinali utilizzati per la terapia medica delle varie patologie che interessano i suoi pazienti, ad esempio un detergente per l’acne completa il trattamento di questa dermatosi così come una crema anti-couperose può essere utile per migliorare le condizioni cutanee in  caso di eritrosi del volto dovuta a differenti fattori.

Il secondo ed insostituibile scopo che il dermatologo si prefigge è quello di ripristinare il buono stato fisiologico della pelle che può essere compromesso proprio dall’utilizzo di farmaci topici impiegati per la terapia medica. Ancora una volta l’acne ben si presta a far capire come una terapia medica condotta con i retinoidi necessita poi di un trattamento lenitivo/riequilibrante operato dai cosmetici.

Tutto questo si può però accompagnare anche ad effetti indesiderati che i cosmetici possono indurre.
Come ormai noto, il cosmetico è una preparazione destinata alle superfici esterne del corpo, ai denti, alle mucose, al fine di pulire, profumare, proteggere, mantenere in buono stato, modificare l’aspetto o correggere l’odore della nostra pelle.
Per la dermatologia, seppur in un contesto di controversie, quasi a metà strada fra i farmaci topici ed i cosmetici si pongono icosiddetti “dermocosmetici”che avrebberola caratteristica dipossedere una funzione di prevenzione e/o di co-trattamento di alcune patologie cutanee.
Per questo vengono utilizzati dai pazienti che richiedono una consulenza in ambito dermatologico e sono sottoposti, al pari di tutti gli altri prodotti cosmetici, alla normativa europea di riferimento, il Regolamento Cosmetico Europeo 1223/2009e successive modificazioni.

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ACNE, FACCIAMO IL PUNTO


Intervista al Professor Vincenzo Bettoli 

Medico Dirigente di 1° livello nel Dipartimento di Medicina Specialistica, Sezione di Dermatologia, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Ferrara
Professore a Contratto presso l’Università di Ferrara

Professor Bettoli, in base alla sua lunga esperienza di cura e di studio dell’Acne Vulgaris, ci può innanzitutto dare alcuni dati, riguardo l’attuale incidenza di questa patologia sulla fascia di popolazione più colpita, quella degli adolescenti?

Siamo purtroppo ad una percentuale molto elevata di soggetti acneici fra i ragazzi: ne risulta affetta una percentuale che si aggira fra l’80 ed il 90% della popolazione giovanile, con una maggiore incidenza nelle ragazze, specialmente quelle di età compresa fra i 13 ed i 15 anni, rispetto ai soggetti di sesso maschile, i quali risultano maggiormente colpiti fra i 15 ed i 17 anni.

Quali sono le cause della cosiddetta Acne giovanile?

Oggi abbiamo qualche informazione in più su quali sono le cause che scatenano questa reazione infiammatoria. Oltre alla ben nota occlusione del follicolo pilifero, responsabile della comparsa delle lesioni, conosciamo i meccanismi che sviluppano e facilitano il processo.

Un ruolo importante gioca il batterio Propionibacterium acnes, presente naturalmente sulla cute umana, ma che, pur non essendo di per sé un agente infettante, scatena nei soggetti predisposti la reazione infiammatoria che dà luogo all’acne.

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