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LA CELLULITE

VII PARTE: PROGRAMMA PREVENTIVO

La prevenzione avviene attraverso il controllo e l’eventuale correzione di fattori predisponesti. In particolare, dopo gli indispensabili accertamenti medici generali a scopo diagnostico e un’accurata anamnesi, soprattutto in quei casi in cui esiste una famigliarità (si può ereditare una silhouette), debbono essere previste alcune norme igienico-preventive:

 

  • alimentazione armonica nel contenuto che non affatichi la digestione, con abbondanza di fibre, ipocalorica solo in presenza di soprappeso
  • igiene dell’abbigliamento: evitare tutto ciò che ostacola il deflusso della circolazione venolinfatica degli arti inferiori
  • attività fisica come allenamento quotidiano e non come pratica sportiva una tantum, ginnastica correttiva se necessaria; nella classica indicazione di silhouette – “fianchi larghi, spalle strette” – molto utile è l’esercizio del body-building per correggere l’insufficiente muscolatura del tronco e delle spalle, riducendo così sensibilmente questa disarmonia tipicamente femminile
  • vita più tranquilla: è necessario imparare a convivere con lo stress
  • utilizzazione di prodotti cosmetici testati per la loro tollerabilità ed efficacia: contenenti sostanze funzionali ad azione favorente la lipolisi e la protezione vasale.

LA CELLULITE

VI PARTE: INDAGINI STRUMENTALI

Il riscontro diagnostico  strumentale è d’obbligo poiché consente di porre una diagnosi di presunzione e può offrire utili indicazioni per la prognosi e per l’eventuale successo dei trattamenti proposti. Di fronte ad un processo cellulitico al primo e al  secondo stadio, la domanda che  va risolta di prima istanza è se si tratta di una forma “pura” di adiposità localizzata o se invece coesistano già i primi segni di una “turba” microcircolatoria distrettuale da stasi, con edema, lipoedema ed iniziale modificazione del volume e della velocità di flusso capillaro-venulare. Mentre negli stadi avanzati della PEFS, l’indagine strumentale rappresenta una conferma della diagnosi, essa è invece d’obbligo nelle fasi iniziali o precliniche, quando ci troviamo di fronte ad una situazione insufficientemente probante  sul piano semeiologico clinico.

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V PARTE: METODICHE DI VALUTAZIONE

Esistono numerose metodiche di valutazione per la cellulite.In medicina estetica, la diagnosi viene formulata con un approccio clinico che, attraverso la visita medica, propone un'indagine anamnestica generale e mirata alla domanda ed una serie di valutazioni morfologiche e funzionali (psicologica, morfo-antropometrica, posturale, della capacità fisica, angiologia, degli arti inferiori, ecografica dell'ipoderma, cutanea, ematochimica) che permette nel contesto di un'analisi globale, oltre ad una diagnosi più precisa, di formulare un progetto preventivo generale e distrettuale e di precisare al meglio le possibili modalità correttive del disagio evidenziato.

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IV PARTE: STADIAZIONE CLINICA

Dal punto di vista istopatologico si distinguono quattro momenti evolutivi:

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III PARTE: Pannicolopatia edemato - fibrosclerotica e Adiposità distrettuale

In occasione del sesto Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica nel 1982 Binazzi, Ribuffo, Mian, Carlesimo, Calmieri, Cimenti, Curri, Merlen, hanno chiarito gli aspetti della ricerca fondamentale di questa entità clinica inestetica nella quale bisogna distinguere l’Adiposità Distrettuale (AD) dalla Pannicolopatia Edemato-FibroSclerotica (PEFS).

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II PARTE: EZIOPATOGENESI

Per alcuni autori, tra cui l’ italiano Curri, il primum movens della pannicolopatia edemato-fibrosclerotica risiederebbe in un difetto circolatorio dei vasi settali che porta prima ad uno stato edematoso , poi ad una sclerosi dei setti ed infine ad un alterato metabolismo dei lipociti (Curri,1990).  Per altri autori si tratterebbe di una risposta trofica dell’ adipocita a stimoli endocrini e/o neuro endocrini e i danni vascolari, l’edema e la fibrosi, sarebbero causati dalla compressione dovuta all’ ipertrofia  stessa del lobulo (Frayn, 1989).

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