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LA CELLULITE

V PARTE: METODICHE DI VALUTAZIONE

Esistono numerose metodiche di valutazione per la cellulite.In medicina estetica, la diagnosi viene formulata con un approccio clinico che, attraverso la visita medica, propone un'indagine anamnestica generale e mirata alla domanda ed una serie di valutazioni morfologiche e funzionali (psicologica, morfo-antropometrica, posturale, della capacità fisica, angiologia, degli arti inferiori, ecografica dell'ipoderma, cutanea, ematochimica) che permette nel contesto di un'analisi globale, oltre ad una diagnosi più precisa, di formulare un progetto preventivo generale e distrettuale e di precisare al meglio le possibili modalità correttive del disagio evidenziato.

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LA CELLULITE

IV PARTE: STADIAZIONE CLINICA

Dal punto di vista istopatologico si distinguono quattro momenti evolutivi:

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LA CELLULITE

III PARTE: Pannicolopatia edemato - fibrosclerotica e Adiposità distrettuale

In occasione del sesto Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica nel 1982 Binazzi, Ribuffo, Mian, Carlesimo, Calmieri, Cimenti, Curri, Merlen, hanno chiarito gli aspetti della ricerca fondamentale di questa entità clinica inestetica nella quale bisogna distinguere l’Adiposità Distrettuale (AD) dalla Pannicolopatia Edemato-FibroSclerotica (PEFS).

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LA CELLULITE

II PARTE: EZIOPATOGENESI

Per alcuni autori, tra cui l’ italiano Curri, il primum movens della pannicolopatia edemato-fibrosclerotica risiederebbe in un difetto circolatorio dei vasi settali che porta prima ad uno stato edematoso , poi ad una sclerosi dei setti ed infine ad un alterato metabolismo dei lipociti (Curri,1990).  Per altri autori si tratterebbe di una risposta trofica dell’ adipocita a stimoli endocrini e/o neuro endocrini e i danni vascolari, l’edema e la fibrosi, sarebbero causati dalla compressione dovuta all’ ipertrofia  stessa del lobulo (Frayn, 1989).

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LA CELLULITE

I PARTE: Introduzione

Da millenni ed ancor di più in epoca moderna, la donna, anche se con cambiamenti nei gusti e nelle mode, ha prestato la massima attenzione alla cura del proprio corpo. In epoche passate, l’essere abbondante era spesso sinonimo di benessere tant’è vero che l’immagine femminile, nell’iconografia classica, era ricca di forme e rotondità. Le parti del corpo maggiormente accentuate erano il seno, il ventre ed i fianchi. Nel corso dei secoli, l’ ideale della donna formosa non si è esaurito, si è rinvigorito soprattutto dal 500 in poi fino ad arrivare ai giorni nostri ove la donna deve possedere le giuste forme, deve essere molto curata e priva di qualsiasi inestetismo. La donna moderna cerca, con ogni mezzo, di contrastare l’evoluzione di quello che oggi rappresenta un’ inestetismo che sempre più spesso diventa una patologia da non sottovalutare, ovvero la cellulite. Il termine cellulite è stato coniato a Parigi, in Francia, agli inizi del Novecento (1922) da Alquier e Pavot. Il termine scientifico di questa affezione, proposto da Binazzi nel 1974, è Pannicolopatia edemato-fibrosclerotica (PEFS).

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LA CELLULITE

I PARTE: Il tessuto adiposo

Il tessuto adiposo, definito connettivo sottocutaneo, ricopre uniformemente e talora in pliche i tessuti sottostanti, e precisamente le fasce muscolari ed il periostio. Quindi esiste una continuità anatomica tra derma, ipoderma e muscolatura volontaria, in altre parole “unità microvascolo-tessutale”, dove tra le maglie del connettivo trova alloggiamento il “pannicolo adiposo sottocutaneo”, tessuto connettivo fibrillare lasso con reti elastiche, che comprende nelle sue maglie lobuli adiposi, separati da un sistema di lamelle a decorso verticale od obliquo, i cosiddetti retinacoli. Vi è un continuo e rapido turnover nell’immagazzinamento e nell’utilizzazione dei lipidi: la ricca irrorazione capillare del tessuto adiposo è un presupposto essenziale per lo sviluppo e la formazione degli adipociti, e per lo svolgimento delle sue funzioni.

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