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IGIENE INTIMA

IV PARTE: Igiene intima maschileAPPARATO GENITALE MASCHILE

Se l’igiene intima femminile è più spesso oggetto di studio e quindi di interesse dal punto di vista “commerciale”, per quanto riguarda l’igiene intima maschile il discorso è molto diverso. Non solo la letteratura medica è molto scarna in proposito, ma anche l’interesse del mondo cosmetico non si è sviluppato in tal senso, e forse questo è dovuto alla mancanza di base di una ‘consapevolezza’ maschile  sulla necessità di una corretta detersione della zona genitale.

Alla base di una corretta detersione delle parti intime nell'uomo, ci deve essere necessariamente una conoscenza adeguata della fisiologia dell’apparato genitale maschile.

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IGIENE INTIMA

III PARTE: Detersione intima

DETERSIONE INTIMA DELLA DONNA IN ETA’ FERTILE

In base alle considerazioni sopra esposte, un detergente appropriato per la detersione intima della donna in età fertile  deve  rispettare l’acidità naturale dell'ambiente vaginale, e quindi possedere un pH acido che non solo rispetti, ma anche mantenga il pH fisiologico del canale vaginale. I comuni saponi non sono indicati per l'igiene intima, poiché non hanno un pH adeguato (sono infatti alcalini). In genere, il pH dei prodotti in commercio indirizzati alla donna in età fertile hanno un pH con valore compreso tra 3.5 e 5.5. I prodotti per l'igiene intima in commercio sono inoltre spesso addizionati di acido lattico, presente naturalmente in vagina, e di estratti vegetali; fra questi, malva, tiglio e camomilla per le proprietà lenitive e addolcenti, mentolo ed eucaliptolo per le proprietà rinfrescanti, aloe ed amamelide per le proprietà emollienti e idratanti, salvia e timo per le proprietà blandamente antisettiche. L'ampio assortimento di prodotti disponibili consente di scegliere quelli più adatti alle singole esigenze. Così, ad esempio, alcuni detergenti contengono sostanze come il triclosan e il polivinilpirrolidone-iodio, in grado di liberare cloro e iodio e svolgere quindi un'azione antibatterica. Quest'ultimi vanno utilizzati preferenzialmente quando è richiesta un'azione antisettica (se, ad esempio, sono in corso infezioni).

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IGIENE INTIMA

II PARTE: L'ecosistema vaginale

L’apparato genitale femminile è un organo aperto ai contatti interno-esterno, quindi è delicato perché è più esposto a possibili attacchi batterici.

Gli organi genitali femminili sono provvisti naturalmente di un sistema di difesa contro le infezioni. L’integrità delle superfici esterne (pelle e mucose) e un delicato ecosistema di batteri (la flora lattobacillare) mantengono un microambiente vaginale leggermente acido e rappresentano una “barriera” in grado di contrastare la proliferazione dei patogeni (batteri, funghi) e dei germi che sono presenti normalmente sulla pelle ma che, se in numero eccessivo, possono provocare infezioni. Tuttavia, banali irritazioni locali e la mancanza di una quotidiana igiene intima adeguata possono alterare questa “barriera” naturale e aprire le porte alle infezioni. L’ecosistema vaginale è caratterizzato da un equilibrio complesso e delicato. Gli elementi principali che lo condizionano sono: la presenza nel tessuto epiteliale vaginale di un particolare tipo di zucchero, il glicogeno; l’attività di specie batteriche saprofite (cioè positive per l’ambiente vaginale), che fanno parte della flora batterica della vagina, quali i lattobacilli di Döderlein. Questi lattobacilli rappresentano il 90% della flora batterica naturale presente nella zona genitale; essi metabolizzano il glicogeno e producono acido lattico, che determina un valore di pH acido, più acido che in tutte le altre parti del corpo.

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IGIENE INTIMA

I PARTE: Introduzione

L’igiene intima un tempo era intesa solo come pulizia; oggi, con l’ampliamento delle conoscenze scientifiche, il termine ha acquisito un significato più ampio e comprende tutto ciò che serve come prevenzione.

Per “igiene intima” si intende dunque quell’insieme di regole, comportamenti e pratiche utili a mantenere in un buono stato di salute la cute degli organi genitali. Momento fondamentale dell’igiene intima è la detersione.

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LA CELLULITE

VII PARTE: PROGRAMMA PREVENTIVO

La prevenzione avviene attraverso il controllo e l’eventuale correzione di fattori predisponesti. In particolare, dopo gli indispensabili accertamenti medici generali a scopo diagnostico e un’accurata anamnesi, soprattutto in quei casi in cui esiste una famigliarità (si può ereditare una silhouette), debbono essere previste alcune norme igienico-preventive:

 

  • alimentazione armonica nel contenuto che non affatichi la digestione, con abbondanza di fibre, ipocalorica solo in presenza di soprappeso
  • igiene dell’abbigliamento: evitare tutto ciò che ostacola il deflusso della circolazione venolinfatica degli arti inferiori
  • attività fisica come allenamento quotidiano e non come pratica sportiva una tantum, ginnastica correttiva se necessaria; nella classica indicazione di silhouette – “fianchi larghi, spalle strette” – molto utile è l’esercizio del body-building per correggere l’insufficiente muscolatura del tronco e delle spalle, riducendo così sensibilmente questa disarmonia tipicamente femminile
  • vita più tranquilla: è necessario imparare a convivere con lo stress
  • utilizzazione di prodotti cosmetici testati per la loro tollerabilità ed efficacia: contenenti sostanze funzionali ad azione favorente la lipolisi e la protezione vasale.

LA CELLULITE

VI PARTE: INDAGINI STRUMENTALI

Il riscontro diagnostico  strumentale è d’obbligo poiché consente di porre una diagnosi di presunzione e può offrire utili indicazioni per la prognosi e per l’eventuale successo dei trattamenti proposti. Di fronte ad un processo cellulitico al primo e al  secondo stadio, la domanda che  va risolta di prima istanza è se si tratta di una forma “pura” di adiposità localizzata o se invece coesistano già i primi segni di una “turba” microcircolatoria distrettuale da stasi, con edema, lipoedema ed iniziale modificazione del volume e della velocità di flusso capillaro-venulare. Mentre negli stadi avanzati della PEFS, l’indagine strumentale rappresenta una conferma della diagnosi, essa è invece d’obbligo nelle fasi iniziali o precliniche, quando ci troviamo di fronte ad una situazione insufficientemente probante  sul piano semeiologico clinico.

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