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L’ATOPIA IN ETÀ PEDIATRICA

 

atopipa2017La dermatite atopica (DA) è una patologia cutanea molto diffusa, soprattutto tra la popolazione infantile, e risulta altresì in costante aumento.

L’incidenza della malattia si aggira, a seconda delle aree geografiche, fra il 14 ed il 24% della popolazione in età pediatrica e fra l’1 ed il 3% della popolazione adulta, in Europa Occidentale.

Le cause sono molteplici e diverse: fattori geografici, ambientali, stili di vita e perfino una diminuita esposizione ai comuni micro organismi ambientali, sono tutti fattori che a vario titolo concorrono all’aumento della diffusione di questa patologia. La maggiore incidenza della DA nei bambini deriva innanzitutto da un cambio di abitudini di vita: un tempo infatti i bambini giocavano all’aperto, esposti ad un gran numero di antigeni che consentivano al loro sistema immunitario di “conoscere ed accettare” la loro presenza sulla pelle, senza scatenare reazioni di difesa.

La Dermatite Atopica (DA), o eczema atopico, è una sindrome multifattoriale, a carattere familiare a probabile trasmissione autosomica recessiva che si associa ad altre manifestazioni aventi carattere di reazione “allergica” quali rinite allergica, asma, orticaria, congiuntivite allergica ed alcune forme di gastroenterite.

La dermatite atopica è una iper-reazione dell’organismo del soggetto colpito a vari livelli. A livello epidermico questa reazione si presenta innanzitutto come un’alterazione della barriera cutanea, con sintomi tipici: innanzitutto la pelle secca, con un accelerato turn-over cellulare, dovuto ad uno stato di infiammazione cronica. Questa alterazione predispone il soggetto, e soprattutto il bambino, quando a contatto con apteni o allergeni, ad alta produzione di anticorpi di classe E, ovvero con sensibilizzazione elevata agli IgE.

La DA è anche influenzata da fattori psichici, come stress o forti emozioni, da fattori ambientali ed ovviamente dalle sostanze allergeniche ed irritanti. Spesso i bambini colpiti mostrano particolare sensibilità ed emotività, tanto da porre agli specialisti l’interrogativo se sia la DA a renderli così o se sia la loro natura a renderli predisposti a questa malattia.

Sicuramente esiste una predisposizione genetica: la prevalenza della malattia aumenta, infatti, con la familiarità. Se uno dei genitori è affetto da DA, il bambino avrà il 50% delle possibilità di soffrire della stessa patologia. Naturalmente la DA non è solo una dermatosi pediatrica. Sebbene la guarigione avvenga nella maggior parte dei casi con l’approssimarsi dell’adolescenza, il 10% dei piccoli pazienti continua a soffrirne anche in età adulta, a volte in maniera silente fino al nuovo scatenarsi di recidive, in concomitanza con fattori contingenti.

Nell’adulto la DA è spesso una dermatosi grave, con placche d’eczema cronico, rosse, spesse, lichenificate, a volte con papule isolate di prurigo. Su questo fondo eczematoso cronicizzato insorgono delle esacerbazioni acute, vescicolose o essudanti. Così da ingenerare un’ancor maggiore perdita di liquidi dalle cellule epidermiche, con una reazione infiammatoria via via più grave. La funzione di barriera cutanea viene così compromessa.

È anche una malattia sensibile alla stagionalità, mostra generalmente un peggioramento del quadro clinico in primavera ed in inverno, o comunque nel cambio di stagione.

La diagnosi si basa sui cosiddetti criteri maggiori e minori di Rajka, ovvero la presenza di alcuni o tutti i sintomi ricorrenti, quali

  • Eczema cronico delle mani e dei piedi
  • Pigmentazione orbitaria
  • Pliche di Dennie Morgan
  • Blefarite
  • Congiuntivite
  • Dermatite periorbitaria
  • Aumento IgE sieriche (non sempre presente)
  • Intolleranza alimentare
  • Dermatite periorale
  • Cheilite

La secchezza cutanea dei pazienti affetti da DA è invece uno dei criteri diagnostici maggiori della malattia, praticamente sempre presente nel soggetto atopico. È causata da una alterazione dei lipidi intercellulari epidermici, in primis le ceramidi, una classe di lipidi prodotta a livello cellulare nello strato granuloso dai cheratinosomi. Il cheratinocita infatti li produce per trattenere l’acqua e mantenere il giusto grado di idratazione. Nella pelle secca questo processo non funziona come dovrebbe e lo spazio fra cellula e cellula si riduce, causando un mancato scambio di acqua con l’ambiente esterno.

Il difetto della funzione di barriera cutanea, a genesi multifattoriale, come sopra evidenziato, facilita la penetrazione di sostanze irritanti e potenzialmente allergeniche, alle quali il cheratinocita reagisce producendo mediatori per stimolare la proliferazione cellulare e la sintesi lipidica, che innescano la flogosi, altro criterio diagnostico della DA.

L’andamento della malattia non è sempre costante: a fasi croniche (o di remissione) contraddistinte da secchezza cutanea, irritazioni roseo-rossastre dell’area interessata (per lo più guance, cuoio capelluto, fronte, contorno occhi e dietro padiglione auricolare) e/o piccole lesioni cicatrizzate, si susseguono fasi acute o infiammatorie, nelle quali si intensifica il prurito e la pelle si presenta edematosa, desquamata e soggetta persino a sanguinamento, nel tempo e progressione della malattia con presenza di aree sempre più estese.

I fattori scatenanti sono:

  • Materiali con cui la pelle entra in contatto (ad esempio nylon, lana)
  • Cibi e bevande, fattori questi da considerare con attenzione
  • Peli d’animale, polline o acari
  • Stress psicologico e insonnia, spesso alimentati dalla stessa malattia
  • Fumo passivo
  • Detergenti

Le complicanze possono riguardare:

  • Sovrainfezioni batteriche (come ad esempio Staphylococcus aureus)
  • Sovrainfezioni virali (come ad esempio Herpes, eruzione varicelliforme di Kaposi-Juliusberg)
  • Molluschi contagiosi
  • Dermatofizie nell’adulto
  • Complicazioni oftalmologiche (come ad esempio cheratocongiuntivite)
  • Eczemi da contatto

La DA si può curare solo ripristinando la funzione barriera della cute, riducendo l’infiammazione e eliminando la sintomatologia. Pertanto il trattamento topico, avvalendosi anche di agenti antiinfiammatori come i corticosteroidi, sarà diretto alla diminuzione delle citochine infiammatorie che inducono l’eczema.

In particolare la terapia farmacologica prevede, a seconda dei casi, la somministrazione di:

  • Antinfiammatori steroidei associati ad antibatterici
  • Corticosteroidi sistemici ed antistaminici (in condizioni gravi)
  • Ciclosporina
  • Immunosoppressori topici
  • Fototerapie combinate UVA/UVB

Il trattamento cosmetico supplementare, molto importante, è diretto alla ricostituzione della barriera cutanea, attraverso l’uso di prodotti specifici, mirati ad una detersione delicata (non ionica ed anfotera), ad un arricchimento del film idro-lipidico e ad un’azione antipruriginosa.

In particolare la detersione richiede l’uso di prodotti non aggressivi e non schiumogeni e sempre seguiti da risciacquo, evitando strofinamenti eccessivi. Anche i profumi andranno evitati, così come sarà meglio preferire prodotti privi potenziali allergeni ed irritanti, come ad esempio Nichel e tutte le sostanze note come rischiose. Infine scegliere sempre prodotti a pH fisiologico 5,5.

Tra gli attivi idratanti e ricostituenti della barriera vanno ricordati i cosiddetti fattori idratanti naturali (NMF), prodotti naturalmente dalla pelle e presenti nello strato corneo, tra cui il Lattato, cioè il sale dell’Acido Lattico, che svolge la funzione di assorbire e trattenere l’idratazione, tanto che basse concentrazioni di lattato sono spesso associate a secchezza cutanea. Così come l’Urea, sostanza cherato-modulante, igroscopica, che scinde i legami fra le cellule desquamanti della pelle, migliorandone il distacco e rendendo la superficie cutanea più liscia e morbida.

Anche gli Acidi grassi, sia in forma topica che sistemica, fra i quali ad esempio gli Omega 6 presenti in alcuni olii vegetali, concorrono a reintegrare la naturale barriera protettiva della pelle, oltre che a svolgere molteplici azioni: sono infatti agenti emollienti, idratanti ed antiossidanti. In più alcuni di essi esplicano un’azione protettiva ed antinfiammatoria, particolarmente efficace nel trattamento cosmetico delle pelli atopiche.

Una buona azione antipruriginosa è svolta da alcune sostanze come il Polidocanolo, il Mentolo (e derivati sintetici), l’Ossido di Zinco.

Anche probiotici e prebiotici trovano oggi ampio spazio in dermatologia, proprio nel trattamento della DA.

L’alimentazione, infine, riveste un ruolo di grande importanza per la produzione di quei lipidi di cui la pelle necessita per mantenersi sana. Le sostanze nutrienti fondamentali per la buona salute della barriera cutanea sono gli acidi grassi insaturi e gli Omega 3, contenuti negli alimenti che spesso sono i meno amati dai bambini (vale a dire pesce e verdure) il che spesso tende a complicare il quadro.

Naturalmente è utile ribadire che è sempre opportuno che tanto la diagnosi di dermatite atopica quanto la cura più indicata siano stabilite dal dermatologo e che, soprattutto nel caso dei bambini, la visita presso lo specialista avvenga precocemente al primo insorgere dei sintomi, in modo da alleviare con prontezza i disagi che la stessa malattia arreca ai più piccini.