Conoscere
la pelle nera
La pigmentazione dei neri non è uniforme, il colore
della pelle tende ad avere diverse sfumature che possono
andare dal chiaro più tenue allo scuro più
intenso.
La regione palmare e plantare, la regione periorbitaria
sono pigmentate in modo disomogeneo, e questo può
creare dei problemi diagnostici non indifferenti.
In una stessa dermatosi possono osservarsi lesioni iper
e ipopigmentate associate.
Le eczematosi sono ipocromiche o ipercromiche. La pityriasis
versicolor può presentarsi sotto una forma iperpigmentata
con fini squame nerastre.
Una ipopigmentazione è un riscontro abbastanza
comune a livello delle regioni mediosternale e laterali
del corpo e nei bambini in sovrappeso a livello delle
pieghe. La pigmentazione delle zone esposte al sole è
spesso più intensa di quella delle zone nascoste.
La pigmentazione delle mucose è ugualmente frequente,
non omogenea, irregolare .
A volte si presenta leucoedema, film grigiastro traslucido
della mucosa della bocca alla superficie interna della
guancia, modificazione benigna della bocca. Corrisponde
ad un edema dell’epitelio malpighiano.
Le gengive sono frequentemente pigmentate, il colorito
varia dal blu al bruno scuro.
Cute sana
o cute patologica?
E’ importante, quando si osserva e si studia la
cute nera, distinguere le manifestazioni fisiologiche
dalle lesioni di natura patologica. Si tratta di condizioni
cutanee, prive di significato patologico, che frequentemente
possono essere osservate nei soggetti di cute scura, quali:
-
le linee di
demarcazione pigmentaria, sono regioni ben definite
di passaggio improvviso tra aree contigue, una delle
quali è più profondamente pigmentate
e l’altra meno. Ne esistono cinque tipi, denominati
con le prime lettere dell’alfabeto;
-
pigmentazione
ungueale, ovvero manifestazioni lineari asintomatiche,
longitudinali, di colorito variabile da bruno chiaro
a nero a livello delle unghie delle mani e dei piedi
-
macule melanotiche
volari, quindi macule pigmentate sulla pianta del
piede, di varia forma e distribuzione. La maggioranza
mostra aumentato contenuto di melanina solamente nei
cheratinotici basali, senza un aumento di tutta la
melanina epidermica, anche se non accompagnata da
iperplasia melanocitica. La caratteristica è
una spiccata variabilità istologica;
-
iperpigmentazione
palmoplantare, ovvero macchie e chiazze iperpigmentate
ma si sono rivelate presenti nel 35% circa dei neri
adulti in più del 60% dei soggetti neri con
oltre 65 anni di età;
-
iperpigmentazione
della mucosa orale che è una deposizione fisiologica
di melanina, di colorito da bruno chiaro a quasi nero
e può presentarsi diffusa, a chiazze o lineare,
quasi sempre bilaterale. Spesso sono coinvolte le
gengive, il palato duro e la mucosa della lingua;
-
chiazze mongoliche,
sono molto frequenti nei neonati asiatici e polinesiani;
queste macchie mal limitate di colore blu chiaro o
grigio ardesia sono presenti nel 90% dei bambini neri
sul dorso e sono dovute all’accumulo di melanociti
nel derma;
-
leucoedema;
caratterizzato da chiazze di colorito da bianco opalescente
a grigio sulla mucosa orale;
-
"pits"
palmoplantari, piccole papule ipercheratosiche limitate
alle pieghe palmari.
Specialmente in un momento storico come quello attuale,
nel quale i flussi migratori sono intensi e spesso disorganizzati,
è molto utile riconoscere e condividere le diversità,
nel tentativo di fare chiarezza, migliorare le proprie
conoscenze, offrire servizi e riferire risposte adeguate.
Margaret Mead (Filadelfia, 16 dicembre 1901 - New York,
15 novembre 1978), una celebre antropologa statunitense,
aveva con questa frase ben individuato la questione di
fondo:
“Ovunque si incontrino esseri umani, si incontra
anche l’umana curiosità per gli altri: gli
“altri” che vivono al di là del monte,
nella valle vicina, dall’altra parte dell’isola.
Anche i più sprovveduti selvaggi delle montagne
della Nuova Guinea, o delle foreste del Sudamerica, sanno
dell’esistenza di “altri” diversi da
loro, di gente che ha un altro aspetto, cammina in un
altro modo e parla un’altra lingua. Se li possono
avvicinare senza correre rischi, trovano che questi altri
hanno persino odore diverso perché mangiano cibi
diversi e usano sostanze diverse per la pelle e i capelli.
Questi piccoli raggruppamenti umani, che vivono in un
loro mondo ristretto, come devono aver vissuto un tempo
gli uomini delle origini, cioè i nostri remoti
antenati, conoscono gli altri sotto nomi particolari,
mentre molto spesso chiamano se stessi semplicemente “gli
uomini”. Non hanno nessuna idea di quanto sia grande
il mondo.” (Popoli e paesi, Feltrinelli 1995).
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