Il
sole è ormai universalmente riconosciuto come nemico
della pelle. Ma al tempo stesso, paradosso comune nei
tempi moderni, è ancora molto amato, specialmente
dalle popolazioni mediterranee.
Gli italiani e le italiane (ma non solo) intravedono come
sogno insperato il raggiungimento di spiagge e coste,
per poter esporre la maggior parte della superficie cutanea
e poter esibire la loro abbronzatura (spesso esagerata)
come un prezioso gioiello di famiglia.
Ancora toppo poco vengono ascoltati gli allarmi e gli
utili consigli di dermatologi e cosmetologi che, ad ogni
inizio di stagione, si impegnano in campagne di sensibilizzazione
per ricordare come “evitare” nel maggior modo
possibile gli evidenti danni del sole.
Partendo dall’eritema solare (la cosiddetta scottatura),
fino ad arrivare alle lesioni tumorali, la protezione
solare efficace, vera, consapevole, con filtri e schermi
è l’unica arma valida e sicura per poter
ottenere solo “il meglio” del sole. L’estate
dunque porta con sé anche i danni provocati dai
raggi ultravioletti. Ma come ottenere un’abbronzatura
sana e duratura evitando le fastidiose e dannose scottature?
Il prodotto per la protezione solare è un cosmetico
in continua evoluzione che riveste un ruolo di grande
importanza perché rappresenta uno strumento sicuro
nei confronti del fotodanneggiamento cutaneo.
In questa ottica appare chiaro l’importante ruolo
che svolgono i prodotti di protezione solare che, inseriti
in Italia nella categoria merceologica dei cosmetici,
nel corso degli anni si sono evoluti sia dal punto di
vista strettamente formulativo, sia riguardo al loro aspetto
di efficacia “selettiva” di protezione nei
confronti della pelle. La dermatologia ha appreso sempre
più conoscenze sul ruolo svolto dalla radiazione
solare e soprattutto dalla sua componente ultravioletta,
nell’indurre non solo effetti acuti e facilmente
osservabili, ma anche effetti negativi a lunga distanza.
A fronte dell’innegabile benessere psico-fisico
che la luce solare fornisce, esistono dei rischi e delle
conseguenze per la nostra salute che sono funzione sia
della qualità-quantità di radiazione che
si assorbe, sia delle difese individuali nei confronti
del sole, definite con un termine forse riduttivo ‘fototipo’.
TABELLA
n. 1
Classificazione del fototipo secondo Fitzpatrick |
Ovviamente i fototipi bassi (I, II) sono maggiormente
sottoposti ai rischi e di conseguenza ai danni che l’esposizione
solare determina. Questo però non vuol dire che
i fototipi più alti (III, IV e V) non siano sottoposti
al fotodanneggiamento e che il fototipo più alto
(VI) tipico delle razze “di colore” ora fortemente
presenti anche in Italia grazie all’approccio sociale
multietnico, non presenti effetti dannosi determinati
dalla radiazione ultravioletta, come ad esempio la fotosensibilizzazione.
Nel corso degli anni a questo metodo di classificazione
se ne sono aggiunti molti, tra cui quello di Cesarini
il quale prende in considerazione ulteriori parametri
di valutazione (elementi statici come il colore dei capelli,
della pelle e la presenza di efelidi; elementi dinamici
come eritema e tipo di abbronzatura). Il metodo di classificazione
di Cesarini afferma che il colore base individuale della
pelle deriva dal contributo dei tre “colori”
base (rosso, biondo, bruno) determinato dall’ereditarietà
genetica, le cui combinazioni determinano sei diversi
fenotipi.
TABELLA
n. 2
Classificazione del fototipo secondo Cesarini |

Solo grazie all’individuazione
del fototipo di ogni soggetto è possibile provvedere
ad una corretta protezione solare. Infatti un efficace
“progetto” di protezione con filtri e schermi,
varia al variare del fototipo, ovvero del tipo di pelle
in relazione alla risposta dopo esposizione solare.
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