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L’UREA: DAL PASSATO AL FUTURO

Da sempre conosciuta, ma scoperta ufficialmente nel 1773 da H. M. Rouelle, l'urea è stata uno dei primi composti organici ad essere isolata allo stato puro ed il primo a essere preparato per sintesi chimica (1828 da Friedrich Wöhler). Questo composto chimico naturale, con formula CO(NH₂)₂, è sempre stato noto poiché prodotto dall’organismo umano in seguito al metabolismo di proteine e altri composti contenenti azoto e poi rilasciato attraverso urina ed sudore.

Nel corso della storia la medicina popolare si è sempre servita dell’urina (contenente urea e basi puriniche) per il suo effetto disinfettante, cicatrizzante ed emolliente sulla cute. L’uso topico dell’urea invece risale al 1915 ma è rimasto sporadico sino alla fine degli anni ’60, in seguito alla pubblicazione di alcuni interessanti studi sulla proprietà dell’urea di trattenere acqua nello strato corneo.

È infatti un importante componente naturale “igroscopico” (capacità di trattenere molecole di acquose) dell’epidermide, dove partecipa al mantenimento dell’idratazione cutanea come molecola chiave del Fattore Naturale di Idratazione (Natural Moisturizing Factor - NMF). Questo è costituito da diverse sostanze igroscopiche e idrosolubili, tra i quali è possibile trovare anche le secrezioni delle ghiandole sebacee e sudoripare. Riveste un ruolo molto importante nell’idratazione: una sua carenza implica una perdita idrica nello strato corneo stimata attorno al 25% e una riduzione dell’elasticità del 66%.

La quantità di urea presente nell’NMF è di circa il 7% ma la sua concentrazione si riduce con l’avanzare dell'età.

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PEPTIDI BIOMIMETICI, REVIEW ED INNOVAZIONE NEL SETTORE DEGLI ANTIAGING

Attualmente la ricerca biotecnologica è molto presente negli ambiti della medicina estetica.

Le innovazioni di settore difatti riescono a mettere a punto molecole sempre più mirate in grado di interagire con le cellule bersaglio in modo puntualmente specifico, inserendosi nei meccanismi di trasmissione dei messaggi tra cellule e mimando l’azione delle sostanze naturali.

Come è noto il trattamento medico con tossina botulinica (definita comunemente “Botox”) ha tracciato una rivoluzione importante sin dal suo ingresso nel mercato a partire dagli anni ’90 ed è sempre stato oggetto di ricerca, nel tentativo di replicarne l’effetto “lisciante”sulle rughe con l’uso di prodotti di “skincare” non invasivi.

Tra le molecole frutto della moderna tecnologia si collocano i cosiddetti “peptidi biomimetici” (PB), quali ingredienti attivi ad azione anti-aging: si tratta di piccole sequenze amminoacidiche di sintesi, ideati allo scopo di “replicare-mimare” l’azione della proteina alla quale assomigliano dal punto di vista strutturale. Nei cosmetici si utilizzanolegati a molecole di natura lipofila, o in alternativa all’interno di liposomi (ovviamente al fine di ottimizzarne l’assorbimento cutaneo).

La principale caratteristica dei PB è fornire un supporto sostanziale alla pelle per il mantenimento della compattezza, agevolando la sintesi delle proteine presenti nella matrice extracellulare.
In dermatologia e in medicina estetica, attualmente, i peptidi sono conosciuti in relazione a tutte le possibili applicazioni per la stimolazione della sintesi di collagene, nonché per gli effetti “botox-like” legati al trattamento delle rughe. In virtù di questo, tra i PB si riscontranoicosiddetti “peptidi segnale”, utilizzati a livello topico per l’incremento di sintesi di nuovo collagene dermico.

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POMODORO…NON SOLO IN TAVOLA!

Diversi studi e ricerche hanno evidenziato a più riprese l'importanza di inserire nella dieta un abbondante consumo di frutta e ortaggi, al fine di preservare la salute ed il benessere fisico, prevenendo così l'insorgenza di malattie cardiovascolari e di alcune forme tumorali.

Negli ultimi anni una grande attenzione è stata rivolta al pomodoro, alimento fondamentale della dieta mediterranea e, da sempre, presente nelle nostre tavole in quanto fonte principale di “licopene”, una sostanza antiossidante che appartiene alla famiglia dei carotenoidi.

Nel pomodoro la maggior quota di licopene è localizzata nella parte più esterna del mesocarpo (parte mediana della parete del frutto, interposta tra l’epicarpo, ovvero la buccia, e l’endocarpo, la porzione più interna).Chimicamente è definito come carotenoide aciclico lineare, caratterizzato da undici doppi legami coniugati, non provitamina A, ovvero non trasformato nell’organismo in vitamina A. In natura (per l’alimentazione nella frutta e nella verdura fresca) si trova sotto forma strutturale di isomeri “trans”.

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ARRIVA L’ESTATE: PELI SUPERFLUI ADDIO!

 

Quando arriva l’estate, la prova costume acuisce il desiderio di liberarsi degli odiatissimi peli superflui e di  esporre un corpo dalla pelle liscia e glabra. Questa necessità, oggi avvertita dalle donne come dagli uomini, ha fatto proliferare studi e ricerche per ottenere metodi di rimozione il più possibile duraturi: dai sistemi più semplici ed economici, come il rasoio (che in alcuni casi recenti assurge ad oggetto di design), fino ad arrivare ad autentici capolavori di tecnologia ed innovazione, soprattutto per la rimozione conosciuta come “permanente” o “progressivamente permanente”.

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ABITUDINI AL SOLE: INDAGINE CONOSCITIVA SUGLI ITALIANI. SAI SCEGLIERE LA TUA CREMA DI PROTEZIONE SOLARE?

 

AIDECO, impegnata oramai da tre anni nella Campagna di prevenzione e sensibilizzazione “Sole Sicuro”, ha commissionato ad IPSOS, Azienda leader nelle ricerche “survey based”, un’intervista telefonica condotta al fine di comprendere come si comportano gli italiani sotto al sole e quanto siano consapevoli dei rischi e dei benefici dei raggi solari.

Sono stati intervistati 110 soggetti residenti in Italia: un campione di 800 casi rappresentato da persone di età superiore ai 18 anni, ed un campione di 300 casi rappresentato da genitori con figli di età compresa tra 0-14 anni.

Da questa indagine, realizzata a Marzo 2016, è emerso che la popolazione italiana pur essendo al corrente dei danni che il sole può provocare, è tuttavia ben lungi dall’avere idee chiare su quali siano i corretti comportamenti da adottare per esporsi al sole in sicurezza, godendo degli effetti benefici che il sole, se preso correttamente, può offrirci.

All’atto pratico sono emerse infatti molte contraddizioni tra teoria e pratica.

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I DERIVATI DELL’ALVEARE NEI COSMETICI: PERCHÉ SI USANO?

INTRODUZIONE

I prodotti dell’alveare sono stati tra i primi rimedi naturali utilizzati nella storia dell’uomo, sin dalle epoche più remote. È noto quanti e quali prodotti, di ormai comprovata efficacia, derivino dall’infaticabile lavoro delle api, dal miele alla pappa reale, alla cera, ecc., utilizzati da sempre con tante finalità: alimentari, terapeutiche, ma anche cosmetiche. In quest’ultimo ambito,i derivati dell’apicoltura variano grandemente per quantità e qualità di utilizzazione: da quelli destinati all’uso di preparazioni casalinghe (le cosiddette “ricette della nonna”), al campo di applicazione della chimica cosmetologica e farmacologica ove vengono impiegati come ingredienti di base di molti prodotti di consumo.

Genere di insetti sociali appartenente alla famiglia delle Apidae (dell’ordine degli Imenotteri), tra le circa 100.000 specie esistenti, le api comunemente allevate dall'uomo sono l’Apis mellifera e l’Apiscerana.  Nella loro organizzazione “sociale”, le cosiddette “api operarie” in poche settimane subiscono diversi cambiamenti fisiologici, funzionali alla produzione di tutte quelle sostanze essenziali per mantenere l’intero alveare in buona salute. Apiterapia ed Apicosmesi sono tra i più importanti campi di applicazione di una pratica empirica e scientifica ormai più che millenaria.

L’APICOSMESI

Utilizza le medesime sostanze dell’Apiterapia (miele, polline, propoli, pappa reale, cera, veleno). Il miele è emolliente, idratante, seboregolatore; la propoli svolge un'azione dermopurificante; il polline un’azione restituiva mentre la cera d’api svolge un’azione protettiva ed emolliente. Attualmente viene utilizzato anche il veleno delle api soprattutto per la sua azione definita “botox-like” e “liftante”. Di seguito vengono riportate le principali caratteristiche di ognuno, con riferimento alla loro specifica funzionalità cosmetica.

IL MIELE(INCI NAME: MEL)

Rappresenta il prodotto dell’alveare più conosciuto e maggiormente utilizzato. Deriva dalla trasformazione del nettare dei fiori nel sacco melario, ad opera di sostanze enzimatiche prodotte nelle ghiandole labiali e ipofaringee dell’ape operaia.La sua composizione è ovviamente determinata da una serie di fattori, come il clima (sole, pioggia, gelo, …), l’esposizione, la natura e l’altitudine del terreno dove l’alveare è posto, il tipo di vegetazione presente, la razza delle api e la salute dell’alveare. 

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